In marcia per un mondo nuovo

Marcia della protesta e della speranza

Menfi – Palermo 11/17 aprile 2011

Appello alla Mobilitazione Popolare
contro lo spreco, la speculazione, lo sfruttamento
la violenza di mafie, multinazionali e governi

IN MARCIA per un MONDO NUOVO

per i Diritti di tutte le Persone
per l’Autodeterminazione delle Comunità Locali
per la Tutela Pubblica dei Beni Comuni e del Paesaggio

Oggi so che la mia voce è la voce di ciascun siciliano sensato, di ciascun italiano di buon senso di ciascun uomo al mondo consapevole se dico: Non si può continuare così.

Il vecchio mondo è finito, non ha senso cercare di resuscitare i cadaveri già decomposti, non ha senso affidare la nostra vita ai cadaveri e alle leggi e agli ordini dei cadaveri. Con tutto il rispetto, l’affetto e la gratitudine per chi ha faticato e pensato prima di noi cercando di rendere più civile il mondo, migliorare la vita, non possiamo non vedere che un nuovo mondo ci occorre, nel quale possiamo svilupparci da uomini veramente vivi, cioè tutti coraggiosamente, attivamente, organicamente fratelli tra noi. (…)

E poiché il nostro vecchio mondo è uno strano cadavere, un cadavere che parla troppo, tornando più chiari e più forti ai nostri paesi, sappiamo che un enorme lavoro attende ciascuno di noi se vogliamo riuscire – con l’attenzione, l’intelligenza e l’impegno necessari – ad essere vivi come ci occorre a farci un mondo nuovo. (…) Sappiamo che dobbiamo produrre ciascuno fatti nuovi, costruire ciascuno un sano rapporto con gli altri, il suo pezzo di mondo nuovo.(…) Se noi riusciamo ad essere la vita, chi ci può fermare?

(Danilo Dolci, sabato 11 marzo 1967 piazza Kalsa, Palermo)

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Come funziona il Community Organizing negli USA

Immaginiamo uno slum di una grande città negli USA: famiglie con redditi ben sotto la media, spesso con un solo genitore e tanti figli; una unica scuola pubblica sovraffollata e con gravi carenze infrastrutturali; in pochi con l’assicurazione sanitaria; pochi “fruttivendoli” e un’altissima diffusione dei cibi in scatola reconditi e precotti che fanno male ma costano molto meno e si cucinano in meno tempo e poche opportunità lavorative presenti, quasi tutte per “un-skilled workers”, quindi poco pagate. In un quartiere del genere in pochi possono permettersi di comprare e mantenere una casa e quei pochi che hanno effettuato l’acquisto hanno visto andare il proprio bilancio familiare in frantumi come effetto della pesante crisi finanziaria degli ultimi anni. Le case sono per lo più in affitto e in pessime condizioni di manutenzione per incuria dei proprietari. Immaginiamo, inoltre, che in questo quartiere ci siano anche impianti altamente inquinanti, come per esempio quello di combustione dei rifiuti di tutta la città che in genere viene collocato lontano da altre aree “più eleganti” e che determina un elevato tasso di malattie respiratorie e cancri.

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Giustizia riparativa e mediazione sociale, la sperimentazione in Sicilia parte con il progetto “Territorial network for the mediation of conflicts”. A Castelvetrano e Marsala i primi Sportelli polifunzionali.

tnmcLa crescente conflittualità sociale presente in contesti anche molto diversi tra loro e l’esasperata litigiosità che ormai investe la giurisdizione tradizionale ha richiesto la predisposizione di interventi integrati in grado di rispondere alla crescente domanda di sicurezza sociale. L’offerta di spazi di ascolto e di  mediazione dei conflitti può essere una risposta al sentimento di insicurezza che si sta diffondendo tra le persone e che trova le sue ragioni nell’esistenza di episodi di criminalità diffusa e nel disordine sociale e fisico che interessa molte città e quartieri. Al contempo costituisce una forma di prevenzione per gli episodi di criminalità che derivano da una conflittualità mal gestita nella famiglia, nella scuola e nella società. Appare necessario, quindi, ridurre le tensioni sociali nel tessuto urbano attraverso politiche di sicurezza integrata che prevedano sia la diminuzione della recidiva in riferimento a quei soggetti usciti dal circuito penale e a rischio di ricaduta nel tessuto criminale, sia in termini di prevenzione primaria e secondaria.

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Mediazione sociale e scolastica
Sperimentazione positiva nel Trapanese

tnmcSi è appena concluso il progetto “Territorial for the Mediation of Conflicts”, intervento pilota coordinato dal Cresm, ricadente all’interno del programma europeo “Giustizia civile”. Con l’istituzione del programma la Commissione ha inteso incoraggiare la mediazione e altri modi alternativi di risoluzione delle controversie allo scopo di favorire la loro soluzione e contribuire a ridurre le preoccupazioni, il tempo e i costi di un giudizio aiutando concretamente i cittadini a far valere i propri diritti.

Durante le attività del progetto una delegazione del Cresm si é recata a Lione per il secondo  incontro transnazionale che si è tenuto nella sede dell’associazione “Amely” che da trent’anni si occupa di mediazione sociale. Nel corso dell’incontro si sono visitate le sedi delle Boutiques de Droit sorte in alcuni quartieri periferici di Lione nel 1980, il cui principale  ispiratore è il sociologo del diritto Bonafée Schimtt. All’interno delle boutiques mediatori volontari, debitamente formati, hanno il compito di gestire diverse tipologie di conflitti (di vicinato, intergenerazionali, amministrativi, di lavoro, dispute parentali nei casi di separazione e/o divorzio).

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Mediazione e ricomposizione dei legami sociali tra politiche dell’insicurezza e politiche sociali

Il manifesto emendato dalla conferenza di Saragozza, del  novembre 2006 (1), evidenzia che “Le città devono oggi affrontare numerosi fenomeni di violenza, di insicurezza reale o soggettiva e altre situazioni conflittuali… Una delle risposte è costituita dalla mediazione per la gestione dei conflitti. Nuovo fattore delle mutate relazioni tra la legge, le istituzioni e i cittadini, la mediazione è una politica di prevenzione, ma serve anche a ricomporre il legame sociale e responsabilizzare gli abitanti” (2). Negli ultimi anni si è via via consolidata a livello europeo oltre che nazionale la convinzione che la partecipazione attiva dei cittadini, anche nelle politiche locali di sicurezza, debba e possa essere considerata un obiettivo primario.

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Gioventù precaria. Insicurezza lavorativa e identità

La filosofia della cosiddetta “qualità totale” ha introdotto, nella nostra economia ormai pienamente postfordista, lo sfruttamento dello human power, cioè della soggettività e della creatività del lavoratore. Poiché, cioè, le prestazioni lavorative tendono oggi a svolgersi prevalentemente nell’ambito delle “relazioni” tra persone, la professionalità si definisce sempre meno in termini “industriali” e sempre più in termini di “servizi alla persona”. Tale trasformazione, è bene sottolinearlo, non si limita solo alla sfera della produzione, ma comprende quella della distribuzione, della vendita-consumo, della sfera riproduttiva. Per questa ragione, il lavoro comunicativo-relazionale, di solito riferito alle sole attività di cura e di servizio alle persone, ha una valenza universale. In tutti gli ambiti lavorativi, compresi quelli industriali, assistiamo così a quella che è stata definita una tendenziale servilizzazione del lavoro produttivo: il lavoratore non fornisce più solo forza lavoro, ma tutto sé stesso, sorrisi, fantasia e progettualità compresi. Il termine servilizzazione implica anche il fatto che il lavoro tende a essere dequalificato: basti pensare alla proliferazione di impieghi a paga irrisoria, basso prestigio, scarsa realizzazione e futuro improbabile in particolare nel settore dei servizi.

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Migrano i “cervelli”, il Sud si depaupera, il Centro-Nord si arricchisce di professionalità e l’Università rimane lontana dal mondo del lavoro

cervelli in fugaQuello della migrazione di un numero crescente di giovani diplomati e laureati che dal Sud ogni anno si spostano al Centro-Nord per proseguire il proprio percorso di studio o alla ricerca di opportunità di lavoro è un fenomeno ormai evidente. L’Italia in Europa è l’unico Paese  spaccato in due sul fronte migratorio: il Centro-Nord attira e smista numerosi flussi al suo interno mentre il Sud espelle giovani e manodopera. Lo confermano le statistiche. Nel 2008  il Mezzogiorno avrebbe perso oltre 122 mila  residenti  in base ai dati dell’associazione SVIMEZ (Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno). Riguardo alla provenienza il triste primato delle partenze spetta a tre regioni: Campania, Puglia e Sicilia.

L’emigrazione è da sempre una delle più dolorose piaghe della società siciliana. La situazione rispetto al passato è comunque cambiata notevolmente. In passato, infatti, si partiva con la valigia di cartone alla ricerca di fortuna. Il sentimento più forte era la speranza di tornare. Oggi, invece, si lascia la propria terra con tanto di diploma o laurea alla mano e si ha quasi la certezza di non tornare più.

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“Io, siciliano tra orgoglio e disincanto. Identità, legalità e sviluppo sostenibile. Tre concetti di unica emergenza”

Recensione a cura di Enza Chiara Signorelli

AUTORE: Maurizio Miliziano
EDITORE: Officina Trinacria
COLLANA: Ante litteram
DATA DI PUBBLICAZIONE: 2009

mliziano

“Testimonianza del pendolo dell’identità siciliana tra tempo e spazio, tra memoria del presente e speranza di futuro” è la definizione che dà Leoluca Orlando nella prefazione al libro “Io, siciliano tra orgoglio e disincanto. Identità, legalità e sviluppo sostenibile. Tre concetti di unica emergenza”.

L’autore, Maurizio Miliziano, studente siciliano laureato in Giurisprudenza all’Università degli studi di Palermo, è tra i più giovani candidati alla Camera dei Deputati (2008). La sfida che si propone è quella di indagare sulle nostre radici, prendere coscienza della nostra identità e guardare con ottimismo al futuro. In questo viaggio è interessante il contributo degli studi di altri due giovani: Francesco Leone e Daniele Caltagirone Amante.

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