Mediazione e ricomposizione dei legami sociali tra politiche dell’insicurezza e politiche sociali

Il manifesto emendato dalla conferenza di Saragozza, del  novembre 2006 (1), evidenzia che “Le città devono oggi affrontare numerosi fenomeni di violenza, di insicurezza reale o soggettiva e altre situazioni conflittuali… Una delle risposte è costituita dalla mediazione per la gestione dei conflitti. Nuovo fattore delle mutate relazioni tra la legge, le istituzioni e i cittadini, la mediazione è una politica di prevenzione, ma serve anche a ricomporre il legame sociale e responsabilizzare gli abitanti” (2). Negli ultimi anni si è via via consolidata a livello europeo oltre che nazionale la convinzione che la partecipazione attiva dei cittadini, anche nelle politiche locali di sicurezza, debba e possa essere considerata un obiettivo primario.


Emerge con sempre maggiore evidenza come la cooperazione tra i cittadini e le città debba consistere in una “relazione fondata sul rispetto e il sostegno reciproco” (3). Ciò comporta, evidentemente, la necessità di un cambiamento dei riferimenti culturali a cui ogni parte è, oggi, strettamente legata. “La Polizia deve” sempre più “passare da una cultura essenzialmente interna ad una cultura partecipativa; le autorità locali devono cessare di considerare che hanno una risposta a tutto e devono adottare una cultura fondata sull’ascolto; gli uomini politici debbono impegnarsi nei processi approntando spazi e luoghi di ascolto e di sostegno; i cittadini e le comunità debbono rilevare la sfida del passaggio da una cultura passiva ad una cultura attiva, prendendosi la responsabilità dello sviluppo del loro ambiente e plasmando l’identità locale” (4).
Sfida che, in sé e per sé, non può che sostenere consapevolmente:
- la valorizzazione di un approccio interdisciplinare fondato su un processo di deterritorializzazione degli specifici saperi professionali al fine di co-costruire un sistema che sappia offrire risposte differenti ad una quotidianità caratterizzata dalla complessità e dalle molteplicità;
- l’articolazione di politiche di sicurezza e di politiche di accompagnamento (primariamente relazionali, sociali, interculturali, inclusive, etc…), interconnesse alle politiche di rinnovamento urbano ed ai piani architettonici;
- lo sviluppo di un partenariato permanente e “sistemico” fra gli attori della prevenzione;
- lo sviluppo di approcci che privilegino la prossimità con i cittadini (mediazione dei conflitti interpersonali/scolastici/sociali, vigili di prossimità, sviluppo di comunità, tavoli sociali…);
una specifica attenzione alle vittime, in quanto trovare “risposte” alla loro domanda di giustizia, ed offrire un sostegno sia ai loro vissuti emozionali sia ai loro bisogni materiali, può produrre benefici per l’intera collettività;
- la promozione di una cultura fondata sulla legalità, di una gestione dei conflitti fondata al di fuori delle categorie morali della colpa e della sanzione, di una giustizia radicata sui principi della riparazione e della responsabilizzazione individuale e/o collettiva;
- la scelta di una politica della sicurezza «intesa e governata come bene pubblico tramite la produzione di maggiore “sicurezza dei diritti per tutti”, in primis di coloro che soffrono di minore tutela» (5).

Le città, in risposta alla domanda di sicurezza, debbano combinare la prevenzione sociale, la rigenerazione urbana e la prevenzione situazionale. Tre diversi approcci che, insieme, costituiscono un “processo sistemico” volto ad individuare un “programma a lungo termine”, che sviluppi una dinamica permanente fra progettualità e strategie operative differenziate. Tre diversi approcci che possono contribuire ad individuare possibili nuovi scenari operativi volti a governare i conflitti in un’ottica complementare alle politiche di repressione e di “tolleranza zero” che come evidenzia la Mazzucato “appaiono deboli paradossalmente proprio sotto il profilo politico-criminale che vorrebbe esserne il punto di forza… Ci si imbatte nel maldestro tentativo di fornire una risposta immediata e facile al problema difficile….  si tratta, in realtà, di una non-risposta che lascia apparire molto e fa, invece, poco o nulla” (6).
Uno dei nuovi scenari operativi è sicuramente costituito dalla mediazione a cui si ricorre sempre più per regolare i conflitti collettivi e/o interpersonali. Secondo Faget “il successo della mediazione è probabilmente l’indicatore di una società che cerca un nuovo modo di governarsi e di produrre coesione sociale…. e costituisce anche un modo specifico di gestire le società complesse, o ipercomplesse… composte da una molteplicità di mondi e di cittadinanze” (7).
La mediazione va oltre gli aspetti che la riguardano in quanto:
- in grado di dare voce ed immagine ad un’effettiva politica locale, perché se da una parte risponde alla violenza ed alla microcriminalità, dall’altra può accogliere il diffuso sentimento di insicurezza rielaborandone i vissuti emozionali con i diretti attori sociali;
- uno dei suoi ruoli principali è quello di mettere l’accento sull’importanza della relazione dialogica quale strumento principe dell’approccio umanistico;
- contribuisce, quale strumento tutelante l’accesso al diritto, a “garantire a tutti, più che il «diritto alla sicurezza», la «sicurezza dei diritti di cittadinanza», premessa indispensabile per costruire forme di convivenza capaci di limitare problemi relazionali e fenomeni di devianza” (8).

Giovanni Ghibaudi (Responsabile Area Ascolto e Mediazione del Settore Politiche giovanili del Comune di Torino)

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Note:
1 – Forum europeo per la Sicurezza urbana – Conferenza di Saragozza 2, 3 e 4 novembre 2006
2 – Manifesto di Saragozza sulla sicurezza urbana e la democrazia, novembre 2006, pag. 43
3,4 – Rapporto preliminare del seminario tematico “Le risposte delle città all’insicurezza” – Praga, maggio 2006
5 – Massimo Pavarini  “L’amministrazione locale della paura” –  Carocci, 2006, pag. 58.
6 – Claudia Mazzucato “La pena ‘in castigo’. Un’analisi critica su regole e sanzioni” – V&P,2006, pagg.31-32.
7 – Jacques Faget  “Mediazione e azione pubblica : la dinamica del fluido”, in “Processi di mediazione e legami sociali”, a cura di Donatella Bramanti – Franco Angeli, 2006, pag. 9.
8 – Franco Prina  “Il ruolo delle vittime nelle rappresentazioni e nelle politiche sulla sicurezza urbana a Torino”, in “L’amministrazione locale della paura”, a cura di Massimo Pavarini;  Carocci, 2006, pag. 298.

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