Migrano i “cervelli”, il Sud si depaupera, il Centro-Nord si arricchisce di professionalità e l’Università rimane lontana dal mondo del lavoro

cervelli in fugaQuello della migrazione di un numero crescente di giovani diplomati e laureati che dal Sud ogni anno si spostano al Centro-Nord per proseguire il proprio percorso di studio o alla ricerca di opportunità di lavoro è un fenomeno ormai evidente. L’Italia in Europa è l’unico Paese  spaccato in due sul fronte migratorio: il Centro-Nord attira e smista numerosi flussi al suo interno mentre il Sud espelle giovani e manodopera. Lo confermano le statistiche. Nel 2008  il Mezzogiorno avrebbe perso oltre 122 mila  residenti  in base ai dati dell’associazione SVIMEZ (Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno). Riguardo alla provenienza il triste primato delle partenze spetta a tre regioni: Campania, Puglia e Sicilia.

L’emigrazione è da sempre una delle più dolorose piaghe della società siciliana. La situazione rispetto al passato è comunque cambiata notevolmente. In passato, infatti, si partiva con la valigia di cartone alla ricerca di fortuna. Il sentimento più forte era la speranza di tornare. Oggi, invece, si lascia la propria terra con tanto di diploma o laurea alla mano e si ha quasi la certezza di non tornare più.

E’ importante interrogarsi sulle motivazioni di questi giovani che  a volte vivono il cambiamento come una scelta obbligata. Andare al Nord rappresenta l’opzione più sicura considerando il fatto che l’Università stessa indirizza spesso gli studenti al mondo del lavoro. Qui, invece, la paura perenne è quella di ammazzarsi con nottate e nottate sui libri per poi ottenere il titolo ma  rimanere con un pugno di mosche in mano. Questo, naturalmente, a meno che non si abbiano le giuste conoscenze. L’Università appare come un universo scollegato dal mondo del lavoro. A testimonianza di ciò il fatto che in molti casi stage e tirocini, che dovrebbero rappresentare il primo approccio concreto nel futuro lavorativo di uno studente, vengono affrontati con una certa leggerezza. A peggiorare la situazione la questione del numero programmato. Capita spesso che per un corso di laurea che prevede l’iscrizione di pochi studenti i richiedenti siano diverse centinaia per cui la probabilità di potervi accedere è bassissima. Tentare dove c’è minore richiesta appare la scelta più ragionevole. Difficile stabile se partire è giusto o meno ma certamente lasciare la propria terra e i propri cari cambiando radicalmente la propria vita non è semplice.
E’ chiaro che questo flusso migratorio verso il Centro-Nord è una questione allarmante in una prospettiva di sviluppo in quanto al Mezzogiorno vengono meno la linfa vitale, le competenze, la professionalità e la crescita economica. Cooperazione e determinazione sono gli ingredienti giusti per tornare a creare sviluppo nel Meridione ma a volerlo dobbiamo essere in primis noi giovani.

Enza Chiara Signorelli

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