“Io, siciliano tra orgoglio e disincanto. Identità, legalità e sviluppo sostenibile. Tre concetti di unica emergenza”

Recensione a cura di Enza Chiara Signorelli

AUTORE: Maurizio Miliziano
EDITORE: Officina Trinacria
COLLANA: Ante litteram
DATA DI PUBBLICAZIONE: 2009

mliziano

“Testimonianza del pendolo dell’identità siciliana tra tempo e spazio, tra memoria del presente e speranza di futuro” è la definizione che dà Leoluca Orlando nella prefazione al libro “Io, siciliano tra orgoglio e disincanto. Identità, legalità e sviluppo sostenibile. Tre concetti di unica emergenza”.

L’autore, Maurizio Miliziano, studente siciliano laureato in Giurisprudenza all’Università degli studi di Palermo, è tra i più giovani candidati alla Camera dei Deputati (2008). La sfida che si propone è quella di indagare sulle nostre radici, prendere coscienza della nostra identità e guardare con ottimismo al futuro. In questo viaggio è interessante il contributo degli studi di altri due giovani: Francesco Leone e Daniele Caltagirone Amante.

La Sicilia è stata da sempre crocevia e culla di razze e popoli diversi. Da questo melting pot si è generata una civiltà complessa e affascinante. Questa mescolanza di credenze, usi e tradizioni è palpabile nella particolarità dei monumenti, degli odori, della parlata e dei sapori della nostra terra. E’ come se la Sicilia fosse diversa rispetto alle altre regioni italiane forse per il suo carattere insulare o per la peculiarità delle sue vicende storiche. Non è un caso il fatto che i suoi abitanti si identifichino prima come siciliani e solo secondariamente italiani ed europei. Nella personalità del siciliano sono presenti umori contrastanti: dall’attivismo alla rassegnazione, dall’esaltazione allo scoraggiamento. I limiti di queste contraddizioni sono evidenti nelle nuove generazioni. Partire diventa quasi una scelta obbligata in un paese in cui trovare un posto di lavoro è come vincere un terno a lotto. L’emigrazione di oggi, secondo Francesco Leone, è una vera e propria fuga di cervelli. Nella maggior parte dei casi, infatti, a partire sono giovani diplomati o laureati con trolley e palmare alla mano. Quelli che rimangono a lottare sono in pochi. In compenso masse di immigrati, per lo più clandestini, approdano su questa isola alla ricerca di una svolta fortunata per la loro vita che invece continua a consumarsi tra sfruttamenti vari.

Siamo ben 6 milioni i siciliani eppure le nostre sorti restano nelle mani di una ristretta oligarchia. La logica della “parola in più”, della raccomandazione, sembra la chiave d’accesso sicura al mondo del lavoro, per ricevere contributi o per vincere un concorso pubblico. Il voto si riduce alla promessa di un favore futuro. Meritocrazia e diritti solo concetti astratti. La verità è che queste dinamiche sono talmente integrate nella mentalità comune che nulla sembra sconvolgerci, neanche il connubio mafia-politica che apparentemente è indissolubile.

Ma è proprio in questo “sistema malato” che sono nati eroi semplici come Pio La Torre, Piersanti Mattarella, Peppino Impastato, i giovani fondatori del comitato “Addio Pizzo” e molti altri ancora, gente comune che in nome dei propri principi ha combattuto e combatte silenziosamente per cambiare le cose. La speranza e le risorse non mancano. Basta guardarsi intorno per accorgersi della ricchezza del patrimonio storico-monumentale e archeologico, della bellezza delle nostre spiagge, degli odori e dei sapori che rendono unica questa terra troppo spesso identificata con mafia e degrado.

Per le condizioni ottimali di irraggiamento solare la Sicilia potrebbe benissimo puntare sulle fonti rinnovabili. Daniele Caltagirone Amante in tema di sviluppo equo ipotizza la diffusione di piccoli centri di produzione di energia solare e eolica da istallare in edifici pubblici, imprese e presso utenti privati. Ciò comporterebbe numerosi posti di lavoro e una migliore distribuzione della ricchezza con impatto ambientale pressoché nullo. Gli investimenti necessari sono ingenti per cui la svolta dovrebbe partire dal basso, dal singolo cittadino. Proprio noi dovremmo impegnarci, inoltre, nella raccolta differenziata, limitando la produzione dei rifiuti in vista della creazione di un ciclo produttivo proficuo.

Il turismo da solo potrebbe risolvere gran parte dei problemi occupazionali della regione. Turismo culturale, archeologico, connesso alle città d’arte, balneare, nautico, termale, agriturismo, turismo enogastronomico, ecoturismo e turismo sociale sono tutti possibili in Sicilia. Il nostro problema? Mancanza di strutture turistiche organizzate, scarsa promozione degli eventi, inefficienza dei trasporti pubblici, strade dissestate, pochissime piste ciclabili.

E’ necessario incoraggiare l’amministrazione pubblica a coordinare le iniziative e gli investimenti privati e non, migliorando la qualità del terziario. La Sicilia ha tutte le carte in regola per farlo. Per non parlare della generosità della nostra terra e della qualità dei nostri prodotti agricoli, troppo poco valorizzati (olio e vino sono solo due fra i tanti). Un ammodernamento delle tecniche agricole e l’adozione di strategie competitive per far fronte alla concorrenza internazionale sono solo i punti di partenza per incentivare lo sviluppo.

In questo piccolo volumetto di facile lettura Maurizio Miliziano offre una serie di spunti di riflessione aprendo molti interrogativi su chi siamo, da dove proveniamo, come possiamo migliorare il sistema. L’autocritica costruttiva nella ricerca dell’identità porta alla creazione di interessanti prospettive di crescita. Sfogliando il testo percepiamo la forza di storie vissute. “Le storie non sono mai perfette, sono tutte diverse, sono vive. Le storie comunicano” dice Leoluca Orlando. Le due interviste finali a persone che operano attivamente nel settore imprenditoriale siciliano sono un rafforzativo da questo punto di vista. L’impatto con tematiche come lo sviluppo locale equo e sostenibile è interessante perché soprattutto tra i giovani se ne sente parlare troppo poco. Curioso è l’intreccio in tal senso tra questo libro e gli obiettivi del CRESM che da sempre volge lo sguardo in questa direzione. La verità è che la terra delle arance e dei cannoli ha molto da offrire ed è da questa consapevolezza che bisogna partire per spiccare il volo.

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